Negli ultimi anni il modo di gestire la crisi d’impresa in Italia è cambiato profondamente. Se in passato le difficoltà finanziarie di un’azienda conducevano spesso verso procedure giudiziali complesse e, nei casi più gravi, alla cessazione dell’attività, oggi il legislatore punta sempre di più su strumenti che consentano di intervenire prima che la situazione diventi irreversibile.
Tra questi, la composizione negoziata della crisi rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. L’obiettivo è semplice nella sua impostazione, ma estremamente ambizioso: aiutare le imprese economicamente sostenibili a superare una fase di squilibrio finanziario prima che il deterioramento del debito renda inevitabili procedure più invasive.
I dati confermano che questo strumento sta acquisendo un ruolo sempre più importante. Secondo Unioncamere, nel 2026 continua a crescere il ricorso alla composizione negoziata, con un aumento significativo delle istanze presentate e un numero sempre maggiore di procedure concluse con esiti positivi. Parallelamente, cresce anche l’interesse di banche, investitori e servicer verso soluzioni che privilegiano il risanamento dell’impresa rispetto alla mera liquidazione delle garanzie.
Perché la prevenzione della crisi è diventata centrale
Per molti anni il sistema italiano è intervenuto prevalentemente quando la crisi era già avanzata.
Le imprese arrivavano spesso alle procedure concorsuali dopo mesi o anni di difficoltà economiche.
A quel punto le possibilità di recupero risultavano fortemente ridotte.
Il nuovo approccio segue una logica diversa.
L’obiettivo consiste nell’individuare tempestivamente i segnali di squilibrio e favorire il dialogo tra imprenditore e creditori prima che la situazione degeneri.
Questa impostazione riflette anche gli indirizzi dell’Unione Europea, orientati a privilegiare strumenti di ristrutturazione precoce rispetto alla liquidazione dell’impresa.
Che cos’è la composizione negoziata
La composizione negoziata è una procedura volontaria disciplinata dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Può essere attivata dall’imprenditore quando emergono condizioni di squilibrio economico o finanziario che rendono probabile una futura crisi o insolvenza, ma lasciano ancora ragionevoli prospettive di risanamento.
L’obiettivo non è sostituire l’imprenditore nella gestione dell’azienda.
La finalità consiste nel favorire una trattativa con i creditori attraverso l’assistenza di un professionista indipendente.
Il ruolo dell’esperto indipendente
Elemento caratterizzante della procedura è la figura dell’esperto indipendente.
L’esperto viene nominato tramite la piattaforma nazionale della composizione negoziata e svolge una funzione di facilitatore delle trattative.
Tra le sue principali attività rientrano:
- analisi della situazione economica;
- valutazione delle prospettive di continuità aziendale;
- facilitazione del dialogo tra le parti;
- supporto nella ricerca di soluzioni condivise.
L’esperto non sostituisce gli organi societari né assume la gestione dell’impresa.
Il suo ruolo è quello di favorire il raggiungimento di un accordo sostenibile.
Quando un’impresa può accedere
La composizione negoziata non è destinata esclusivamente alle aziende già insolventi.
Può essere presa in considerazione quando esistono segnali di difficoltà, come ad esempio:
- tensioni di liquidità;
- riduzione dei margini;
- aumento dell’indebitamento;
- difficoltà nei rapporti con il sistema bancario;
- squilibri finanziari temporanei.
Il presupposto fondamentale è che l’impresa presenti ancora concrete possibilità di risanamento.
Perché cresce il ricorso allo strumento
Secondo i dati diffusi da Unioncamere, il ricorso alla composizione negoziata continua ad aumentare.
L’incremento riguarda non soltanto il numero delle domande presentate, ma anche la percentuale delle procedure concluse positivamente.
Questo andamento è riconducibile a diversi fattori.
Tra i principali:
- maggiore conoscenza dello strumento;
- diffusione della cultura della prevenzione;
- crescente specializzazione dei professionisti;
- maggiore disponibilità dei creditori al dialogo;
- consolidamento della disciplina introdotta dal Codice della Crisi.
L’istituto sta quindi progressivamente assumendo un ruolo stabile nel panorama delle procedure di gestione della crisi.
Il rapporto con le banche
Anche gli istituti di credito hanno modificato il proprio approccio.
In passato le difficoltà finanziarie conducevano frequentemente verso una progressiva riduzione del dialogo tra banca e impresa.
Oggi, invece, le procedure di ristrutturazione precoce consentono di affrontare la situazione in un contesto maggiormente strutturato.
Le banche valutano diversi elementi:
- sostenibilità del piano industriale;
- capacità di generare flussi di cassa;
- valore delle garanzie;
- prospettive di continuità aziendale;
- credibilità del progetto di risanamento.
L’attenzione non è più rivolta esclusivamente al credito già maturato, ma anche alla possibilità di preservare valore nel medio periodo.
Il ruolo degli immobili
Molte imprese finanziano la propria attività attraverso mutui garantiti da ipoteca su immobili.
Quando emerge una situazione di crisi, questi beni assumono un’importanza strategica.
Possono infatti rappresentare:
- una garanzia per i finanziatori;
- un patrimonio da valorizzare;
- un elemento utile nella costruzione di accordi con i creditori.
Per questo motivo la valutazione immobiliare costituisce spesso una delle attività centrali nella predisposizione di un piano di risanamento.
Cosa succede se la crisi peggiora
La composizione negoziata non garantisce automaticamente il successo del percorso.
Può accadere che le trattative non conducano ad alcun accordo oppure che emerga l’impossibilità di risanare l’impresa.
In tali situazioni il Codice della Crisi mette a disposizione altri strumenti, tra cui:
- accordi di ristrutturazione dei debiti;
- concordato preventivo;
- liquidazione giudiziale, nei casi previsti dalla legge.
La composizione negoziata rappresenta quindi una fase preventiva, non sostitutiva delle altre procedure.
Perché interessa anche il mercato degli NPL
La crescita della composizione negoziata interessa direttamente anche il mercato dei crediti deteriorati.
Molti finanziamenti aziendali garantiti da immobili possono infatti attraversare una fase di difficoltà senza trasformarsi immediatamente in sofferenze.
Per banche, servicer e investitori questo significa poter valutare percorsi alternativi rispetto al recupero giudiziale.
Una crisi affrontata tempestivamente può infatti evitare che un credito UTP evolva in un NPL, preservando valore sia per l’impresa sia per i creditori.
È uno dei motivi per cui la distinzione tra crediti recuperabili e sofferenze è diventata sempre più importante.
Un cambiamento culturale oltre che normativo
L’evoluzione della disciplina riflette un cambiamento più ampio nel modo di concepire la crisi d’impresa.
Per molti anni la difficoltà economica è stata considerata quasi esclusivamente come il preludio dell’insolvenza.
Oggi il legislatore e gli operatori del mercato cercano invece di intervenire in una fase anticipata, quando esistono ancora concrete possibilità di recupero.
Questo approccio produce benefici non soltanto per l’imprenditore, ma anche per banche, lavoratori, fornitori e investitori, poiché consente di preservare valore economico e continuità aziendale.
La composizione negoziata come strumento di prevenzione
La crescente diffusione della composizione negoziata conferma come il sistema italiano stia progressivamente privilegiando strumenti di prevenzione rispetto agli interventi successivi all’insolvenza. I dati di Unioncamere mostrano un aumento costante dell’utilizzo della procedura e un numero crescente di esiti positivi, segnale di una maggiore fiducia da parte delle imprese e degli operatori economici.
Nel contesto del mercato NPL questo cambiamento assume un’importanza strategica. Intervenire quando la crisi è ancora gestibile significa aumentare le possibilità di risanamento dell’impresa, preservare il valore delle garanzie e ridurre il numero delle posizioni destinate a trasformarsi in sofferenze. La composizione negoziata rappresenta quindi non solo uno strumento giuridico, ma anche un elemento fondamentale della moderna gestione del rischio di credito.